HITLER ED ISRAELE : COMPARAZIONE LOGICA DI DUE REALTA’ PRESSOCHE’ IDENTICHE

luglio 25th, 2007 by J3njy

Da sempre siamo stati abituati a disprezzare il nazismo e in particolar modo l’olocausto, portato in atto dalla “PAZZIA” di un certo Adolph Hitler.
Da sempre siamo stati abituati anche a compatire i “poveri ebrei” che sono morti nei campi di concentramento.
Non voglio addentrarmi nel revisionismo storico sui numeri dei morti e sull’effettiva esistenza di forni crematori.
E’ comunque una tesi ardua da sostenere per la mancanza di prove accettate come vere. Per cui tutti possono dire il contrario di tutto, ma è meglio soffermarsi su altri aspetti e definizioni, ossia il Nazismo , Razzismo , Semitismo ed AntiSemitismo.

NAZISMO :
La terminologia nazismo (contrazione di nazional-socialismo) definisce l’ideologia e il movimento politico tedesco collegati all’avvento al potere in Germania nel 1933 da parte di Adolf Hitler, conclusosi alla fine della seconda guerra mondiale con la conquista di Berlino da parte delle truppe sovietiche (maggio 1945).
Il nazismo sposa una forma nazionalista e totalitaria di socialismo (opposta al socialismo internazionale di stampo marxista).
Il nazismo trae origine dal partito politico guidato da Adolf Hitler, l’NSDAP (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, Partito operaio nazionalsocialista tedesco), ed è basato sul programma politico indicato da questi nel libro Mein Kampf. Una volta raggiunto il potere tramite una regolare elezione, si trasformò in dittatura, con un programma di eliminazione anche fisica sia degli avversari politici che di persone appartenenti a categorie ritenute inferiori o dannose per la società, quali gli ebrei, gli slavi, gli omosessuali, i portatori di handicap e i ritardati mentali.
La Germania di questo periodo storico viene generalmente indicata come Germania nazista. Il nazismo veniva anche chiamato nazionalsocialismo (in tedesco Nationalsozialismus). Gli aderenti al nazismo erano detti nazisti. Il nazismo è fuorilegge nella Germania odierna, anche se alcuni resti, denominati neonazisti, continuano ad operare in Germania e all’estero.
Il cuore dell’ideologia nazionalsocialista era il concetto di razza. La teoria nazista ipotizzò la superiorità della razza ariana come “razza dominante” su tutte le altre e in particolare sulla razza ebraica. Il concetto di “razza” è l’essenza della dottrina pseudoscientifica nazista.
Per il nazionalsocialismo una nazione è la più alta espressione della razza. Quindi una grande nazione è la creazione di una grande razza. La teoria dice che le grandi nazioni crescono con il potere militare, e ovviamente il potere militare si sviluppa da culture civilizzate e razionali. Queste culture naturalmente crescono da razze dotate di una naturale buona salute e con tratti di aggressività, intelligenza e coraggio. Le nazioni più deboli sono quelle la cui razza è impura: sono perciò divise e litigiose, e quindi producono una cultura debole. Le nazioni che non possono difendere i loro confini erano quindi definite come le creazioni di razze deboli o schiave. Le razze schiave erano ritenute meno meritevoli di esistere rispetto alle razze dominanti. In particolare, se una razza dominante necessitava di “spazio vitale” (Lebensraum), si riteneva avesse il diritto di prenderlo e di eliminare o ridurre in schiavitù le razze schiave indigene.
Come conseguenza, le razze senza una patria venivano definite “razze parassite”: più gli appartenenti a una razza parassitaria erano ricchi e più virulento era considerato il parassitismo. Una “razza dominante” poteva quindi, secondo la dottrina nazista, rafforzarsi facilmente eliminando le “razze parassitarie” dalla propria patria. Questa era la giustificazione teorica per l’oppressione e l’eliminazione fisica degli ebrei e degli slavi, un compito che anche molti nazisti trovavano personalmente ripugnante ma che compivano giustificando le loro azioni in nome dell’obbedienza allo Stato nazista. L’uomo che riconosce queste “verità” era detto “capo naturale”, quello che le negava era uno “schiavo naturale”. Gli schiavi, soprattutto quelli intelligenti, si riteneva cercassero sempre di ostacolare i padroni promuovendo false religioni e dottrine politiche.

SEMITISMO:
Con il termine Semiti si intendono tutti i popoli che parlano, o hanno parlato, lingue collegate al ceppo linguisito semitico.
Il primo a proporre una definizione del termine fu dato nel 1787 da Eichorn (Einleitung in das Alte Testam., Lipsia, II ed., I, p. 45) che volle rifarsi alla definizione biblica di Genesi X-XI, che indicava una serie di nazioni discese dal figlio del patriarca Noè, Sem.
Al di là delle imprecisioni bibliche (nei popoli parlanti idiomi strutturalmente riconducibili a un unico ceppo linguistico sono infatti elencati anche gli Elamiti della Susiana e i Lidi) che parlavano altri idiomi, mentre non è citato il Cananeo, le analisi genetiche mostrano come i popoli genericamente indicati come i “semiti” condividano una notevole affinità che confermerebbe la discendenza da antenati linguistici comuni, malgrado vi siano stati inevitabili contributi ed influenze da parte di altri gruppi linguistici.
Il dibattito sull’esatto significato del termine è ancora aperto ma vi è un largo consenso nell’accettare che, da un punto di vista linguistico, il termine si riferisce oggi ad Ebrei, Arabi e alle genti che impiegano la lingua amarica e la lingua aramaica.
La forma negativa del termine antisemita è invece usata nell’accezione pura e semplice di anti-ebraico.

L’idea di un popolo semita è derivato dal racconto biblico sulle origini della cultura conosciuta, fin dall’antichità, come ebraica. Gli Ebrei affermano di essere discendenti di Sem e spesso identificano i popoli loro nemici come discendenti del malvagio fratello Cam.
Secondo la Genesi Sem fu il padre degli Assiri, dei Caldei, degli Aramei, dei Sabei e appunto degli Ebrei. Storicamente sappiamo come le lingue di questi popoli siano strettamente correlate tra loro, a formare appunto il ceppo linguistico semitico. Anche i Cananei e gli Amorriti parlavano una lingua appartenente a questo gruppo, benché nella Genesi vengano descritti come figli di Cam.
E’ bene precisare che entrambi sono fondati prevalentemente su “conoscenze esoteriche“.

HITLER E LA RAZZA :
E’ di qualche interesse sapere che il Partito Nazionalsocialista tedesco ebbe una sua incubatrice naturale in una società segreta di tipo esoterico che si chiamava Thule-Gesellschaft e che fu fondata dal barone Rudolf von Sebottendorff (che in realtà si chiamava Rudolf Glauer).
Ma leggiamo direttamente dalla penna di W. Maser che nel libro Hitlers Mein Kampf ricostruisce la storia iniziale del movimento nazista in Germania.

“…Nell’Agosto 1918 fu fondata la “Società di Thule”, raggruppamento antisemita di estrema destra, su iniziativa del barone Rudolph von Sebottendorff…Harrer era stato incaricato dalla Thule-Gesellschaft di partecipare alla riunione organizzata il 2 ottobre 1918 da Drexler.
Il 5 gennaio 1919 Anton Drexler (ndr: fabbro nelle ferrovie di Stato tedesche) e il conduttore di locomotive Michael Lotter fondarono il Partito dei Lavoratori Tedeschi (DAP)…Drexler e Harrer, un operaio ed un giornalista, diretti da un’organizzazione borghese relativamente piccola ma potente, rappresentarono le organizzazioni di estrema destra fino all’apparizione di Hitler…
A partire dalla fine del luglio 1921 non vi fu più al Partito Nazionalsocialista dei lavoratori Tedeschi (NSDAP, tale fu il nome del DAP dopo la primavera del 1920) che un solo capo con l’autorità di direttore: Adolf Hitler”.

La Thule-Gesellschaft era in realtà la “mano nascosta” del cosiddetto Germanorden cioè l’Ordine dei Germani (il barone Rudolf von Sebottendorff era il responsabile per la “provincia” bavarese).
Il ” barone” (in realtà il titolo deriva da una tardiva adozione e mai fu riconosciuto in Germania) aveva viaggiato molto nel vicino oriente ed aveva avuto stretti contatti con l’organizzazione turca della Mezzaluna Rossa (ed aveva pubblicato un curioso libro “Pratiche operative dell’antica massoneria turca”, in cui insegnava ad utilizzare dei passi rituali e la pronuncia di particolari sillabe per compiere una trasformazione iniziatica) e disponeva di ingenti possibilità finanziarie.
Dal novembre 1918 la Thule-Gesellschaft divenne il centro di numerose attività di stampo razzista e nazionalista.
Dopo il giugno 1918 il quotidiano Munchener Beobachter divenuto poi il Volkischer Beobachter durante il nazismo fu comprato dal barone e dalla società di Thule.
La svastica (dal sanscrito svastika, da svasti “felicità”) o la “croce gammata” (cioè composta da quattro gamma incrociate) che fu il simbolo del nazionalsocialismo deriva direttamente dal simbolo dall’Ordine dei Germani (che però era una croce uncinata), come il saluto “Sieg Heil!” (“Salute alla vittoria!”) deriva direttamente dalla Società di Thule.
A questo proposito giova ricordare che la “croce uncinata” destrogira (Hakenkreutz) apparve nel 1919 come simbolo araldico della Thule-Geselschaft e secondo von Sebottendorff indicava il percorso ascendente del sole dal solstizio d’inverno a quello d’estate.

Il simbolo della svastica compare in numerose culture arcaiche (con molte probabilità è legato al dinamismo dei cicli stagionali); ne abbiamo traccia già intorno al 2000 a.C. nella cultura preariana di Mohenjo-daro (la cosiddetta “civiltà dell’Indo”); una svastica compare a volte sul cuore dei Budda giapponesi (in particolare del periodo Kamakura); presso le culture della Germania del Nord si usavano amuleti a svastica che rappresentavano il martello del dio del tuono, Thor.
L’alveo culturale dello sviluppo del Germanorden fu la Germania del Sud e –specificatamente- quella Baviera che fu poi anche la culla del nazionalsocialismo.
Uno dei simboli della Thule era quella del dio barbaro Wotan.
Thule, nella mitologia nordica, è un “antico regno delle nevi”, forse lo stesso artico (ma probabilmente, l’origine è anche da raccordarsi alla località di Thale dove fu svolta il 2 maggio 1914 una grande adunanza del Germanorden).
Appare abbastanza chiara quindi l’influenza della Thule sul Partito Nazionalsocialista; a riprova di ciò basti pensare che quello che sarebbe divenuto il numero due del partito – Rudolph Hess- era “membro attivo” (mitglied) della Thule-Gesellschaft ed iniziato quindi del Germanorden.
Già dal 1924, quando Hitler era prigioniero nella fortezza di Lansberg per il fallito colpo di Stato di Monaco, Hess fu il collaboratore più stretto del Furhrer.

L’esoterismo e l’occultismo furono praticati e studiati profondamente da Hess e da altri capi nazisti (ad esempio Himmler, esperto di mistica coranica e capo delle SS che volle sul modello dei Templari) con il preciso intento di sviluppare una società “mistico – politica”; l’astrologia fu tenuta in grandissima considerazione per la scelta dei giorni in cui attuare operazioni belliche e politiche; si pensi anche che i colori ufficiali del vessillo nazista, il nero, il rosso ed il bianco sono i colori “sacri” dell’alchimia.

Von Sebbottendorff continuò a coltivare il suo grande interesse per il mondo islamico in generale e per la Turchia in particolare (“entrambi minacciati dal Bolscevismo”); inoltre diceva che bisognava seguire gli insegnamenti dei Rosacroce degli alchimisti e dei mistici arabi; egli stesso fu astrologo e dedito a studi di magia.
La sua idea di fondo era quella di produrre una sorta di “Islam germanico” di stampo razzista (e che avesse in soldati – dervisci i loro guerrieri) che si opponesse all’illuminismo tollerante e umanista nato dalla Rivoluzione Francese.
Il nome di Thule era stato designato fin dall’antichità classica a definire quelle terre dell’ “Oceano settentrionale” ritenendo che la più lontana detta appunto “Ultima Thule” (nome dato da Virgilio nelle “Georgiche”) fosse identificabile con l’Islanda (il primo a riferirne fu Pitea di Massalia, un navigatore del IV secolo a.C. nella sua opera “Dell’Oceano” e subito il nome va a simboleggiare il “limes nordico” per eccellenza e comunque una “finis terrae”).

L’etimologia potrebbe provenire o dal mitico re del Paese Thulus oppure –secondo i greci- potrebbe provenire da Tholos (foschia, nebbia) o Tele (lontano).
Un’interpretazione del termine celtico Thual richiamerebbe il “nord”.
Plinio dice che Thule è “la terra più lontana e che essa non ha notti durante il solstizio d’estate, mentre le tenebre vi perdurano durante tutto l’inverno”.
L’esoterismo individua invece nella “Thule Iperborea” il “Polo della Luce” e la mitica sede del “Re del Mondo” difesa da una “cavalleria mistica”.
Come si può facilmente osservare da quanto sopra riportato il nazionalsocialismo fu profondamente intriso ed imbevuto fin nei suoi più riposti gangli di esoterismo e di mistica esoterica.
Conclusione giustificata da un’analisi attenta dei fatti ma anche dall’evidente ricorso ad un massiccio simbolismo di cui la svastica è solamente l’emblema più noto.
Thule è il luogo mitico citato per la prima volta nei diari di viaggio dell’esploratore greco Pitea (Pytheas), salpato da Marsiglia tra il 330 a.C. e il 325 a.C., diretto verso lo sconosciuto Nord. Nei suoi resoconti si parla di una terra di fuoco e ghiaccio nella quale il sole non tramonta mai, a circa sei giorni di navigazione dall’attuale Regno Unito. Nelle antiche mappe questa terra è mostrata solitamente come un’isola a nord o nord-ovest dell’Inghilterra, ed è stata spesso associata all’Islanda (soprattutto nel Medioevo), alle Isole Shetland e alle Faroe o all’isola di Saarema. Attualmente la teoria maggiormente sostenuta ritiene che essa fosse in realtà Trondheim, in Norvegia.

Il mito creatosi nel tempo di Ultima Thule (termine utilizzato dai Romani per definire tutte le terre “aldilà del mondo conosciuto”), e possiede molte analogie con altri miti, ad esempio lo Shangri-La hymalaiano, è stato alla base della formazione di gruppi occulti come quello tedesco della Società Thule (Thule Gesellschaft) (creato attorno al 1920) e che identificava in Thule l’origine della saggezza della razza ariana. In effetti, nel mito thuleano di una terra abitata da una razza umana sotto certi aspetti “superiore”, identificata sovente con il popolo degli Iperborei, organizzata in una società pressoché perfetta, si possono facilmente ritrovare alcune della basi concettuali del concetto di razza ariana nazista, ovvero superiore a qualsiasi altra e dunque inevitabilmente dominante sul mondo. Il mito di Thule diventò per tali evidenze anche antitetico, secondo alcuni interpretatori storici, a quello di Atlantide: ove questa si distrusse per l’ottusità della propria civiltà, Thule si idealizzò nella propria stessa perfezione, in un senso quasi superumano. A ciò si deve ricondurre anche il detto “mirare (o tendere) all’Ultima Thule”, col significato di ambire ad un ideale superiore, puntare alla perfezione.

Pare dunque evidente che Hitler e sopratutto la Società Thule prese atto della superiorità Razziale che sostenevano di possedere e inseguire questo “sogno” con qualsiasi mezzo.

ISRAELE E LA RAZZA :
Il nome Israele viene citato anche nel Libro della Genesi (32,28), quando Giacobbe cambia per l’appunto il suo nome in Israele.

Sull’etimologia del nome “Israele” non esiste una opinione comune. Secondo Hamilton, il nome deriva dall’unione del verbo śarar (“governare”, “avere autorità”) e del sostantivo el (“Dio”). Il significato sarebbe dunque “Dio governa” o “Possa Dio governare”.[12]

Secondo Geller, invece, l’etimo è da rintracciarsi nel verbo śarah (“combattere”), dal momento che Giacobbe cambia nome dopo la lotta con una possibile manifestazione divina. In questo caso, il significato sarebbe “Colui che ha combattuto con Dio” o “Dio combatte”.

L’ebraismo nell’antichità e nel medioevo
Una serie di regni e stati ebraici (vedi Dodici tribù di Israele) ebbe vita nella regione per oltre un millennio a partire dalla metà del secondo millennio a.C. Ricordiamo per brevità il Regno di Israele distrutto nel 722 a.C., anno dell’invasione assira, e il Regno di Giuda (distrutto nel 607 a.C.). Questo, dopo l’esilio babilonese fu ricostruito nel 530 a.C., e fu posto sotto prottetorati diversi, dai Persiani ai Romani, fino al fallimento della grande rivolta ebraica contro l’Impero Romano, che provocò la massiccia espulsione degli Ebrei dalla loro patria o il loro volontario esilio (Diaspora ebraica).

Nel VII secolo, l’Impero Bizantino perse la regione per mano degli Arabi che, insediandosi, vi attrassero nuovi coloni, specialmente dalle regioni meridionali della Penisola araba. Dopo un fortunato periodo sotto il califfato omayyade, l’area decadde progressivamente in età abbaside, trovando una qualche nuova vitalità in periodo tulunide prima di ricadere sotto il controllo delle tribù nomadi dei Banū Kalb e dei Banū Kilāb.

Con le Crociate e le successive dominazioni Fatimidi, Zengidi, Ayyubidi e Mamelucchi, la regione riacquistò una certa importanza. I nuovi dominatori Ottomani non furono invece del tutto all’altezza del compito, abbandonando l’amministrazione dell’area nelle poco capaci mani degli sconfitti Mamelucchi, trasformati in loro vassalli.

Malgrado un tentativo della dinastia khediviale di Mehmet Ali di annettersi la regione, grazie ad alcune azioni militari tentate dal figlio del fondatore Isma’ìl Pascià, gli Ottomani rimasero al potere fino alla I guerra mondiale che li vide soccombenti per la loro alleanza con gli Imperi Centrali.

Nell’immediato dopoguerra fu creato in Palestina e in Transgiordania un Mandato della Società delle Nazioni, affidato alla Gran Bretagna, mentre in Siria un altro Mandato fu attribuito alla Francia.

Il Sionismo e il Mandato britannico

La popolazione ebraica, ridottasi a circa 10.000 unità all’inizio del XIX secolo, ricominciò ad aumentare alla fine dell’Ottocento. Fu in quel periodo che si sviluppò il sionismo, movimento nazionale che auspicava la creazione di un’entità politica ebraica in Palestina e che ebbe da allora prima di Theodor Herzl e poi in David Ben Gurion il suoi promotori.

Alla fine della prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni trasferisce la Palestina, sotto il controllo dell’Impero britannico, togliendola all’Impero Ottomano. I Britannici, con la Dichiarazione Balfour, si erano fatti promotori della costituzione di una patria (national home) ebraica in Palestina. L’avvento del Nazismo e la “tragedia” della Shoah portarono ad un ulteriore flusso migratorio di ebrei provenienti da diverse nazioni europee incoraggiati anche da Ben Gurion che vedeva nell’immigrazione e nell’aumento della popolazione l’unico mezzo per Israele di affermarsi.

Nascita dello stato di Israele

A seguito della massiccia immigrazione di popolazioni ebraiche provenienti in gran parte dall’Europa orientale, organizzata per lo più dal movimento sionista, la popolazione ebraica nella regione che poi sarebbe divenuta Israele, passò dalle circa 80.000 unità registrate nel 1918 a 175.000 nel 1931 e a 400.000 nel 1936.

A tale movimento migratorio, a partire dal 1935 e sino al 1939, si oppose, anche con la violenza, la maggioranza araba della popolazione locale, dando vita a quella che fu poi definita come Grande rivolta araba (1935-1939), un’esplosione di violenza e terrore tesa sia a rivendicare l’indipendenza dal mandato britannico e la creazione di uno Stato indipendente palestinese, sia la fine dell’immigrazione ebraica e l’espulsione dei nuovi arrivati. Nel marzo 1939, alla fine della rivolta, secondo fonti britanniche, si contavano tra i caduti circa 5.000 Arabi, 400 ebrei, e 200 britannici, a cui andavano ad aggiungersi diverse centinaia di feriti da entrambe le parti.

Per porre fine a tale rivolta, nel 1939 l’amministrazione britannica pose forti limitazioni all’immigrazione e alla vendita di terreni ad ebrei e respinse le navi cariche di immigranti ebrei in arrivo, “purtroppo” proprio alla vigilia della Shoa. Vari movimenti sionisti, dotati di bracci militari clandestini, frattanto, e sin dalla metà degli anni ’30, passarono ad operare attivamente per la creazione dello Stato d’israele, operando violenze (con caratteri terroristici) contro gli Arabi di Palestina e le istituzioni britanniche, provocando a loro volta centinaia di morti e feriti.

Nel 1947 l’Assemblea delle Nazioni Unite, dopo sei mesi di lavoro da parte dell’UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine), il 29 novembre approvò la Risoluzione dell’Assemblea Generale n. 181[14], che prevedeva la creazione di uno Stato ebraico e di uno Stato arabo in Palestina, con la città e la zona di Gerusalemme sotto l’amministrazione diretta dell’ONU.

Gerusalemme è stata proclamata capitale d’Israele nel 1948 da David Ben Gurion e confermata come tale, nel 1980, con “legge fondamentale” promulgata dalla Knesset.

Tali proclamazioni non sono state riconosciute come valide dalla comunità internazionale e sono state anzi condannate da Risoluzioni ONU, poiché la città di Gerusalemme comprende territori non riconosciuti internazionalmente come israeliani. La Corte Internazionale di Giustizia ha confermato nel 2004 che i territori occupati dallo Stato di Israele oltre la “Linea Verde” del 1967 continuano ad essere “territori occupati” e dunque con essi anche la parte est di Gerusalemme, unilateralmente annessa da Israele nel 1980, senza riconoscimento internazionale. A rimarcare questa situazione, tutti gli Stati che hanno rapporti diplomatici con Israele mantengono le proprie ambasciate fuori da Gerusalemme, in genere a Tel Aviv o nelle immediate vicinanze.

Nel 2006 gli unici due Stati che avevano l’ambasciata a Gerusalemme, il Salvador e la Costa Rica, hanno notificato al governo israeliano la decisione di spostare le proprie rappresentanze diplomatiche verso Tel Aviv. Successivamente a tale notifica il Salvador l’ha spostata a Herzliya Pituach (un sobborgo di Herzlya, città fondata da coloni sionisti nel 1924 e che prende il nome da Theodor Herzl) e il Costa Rica a Ramat Gan (un sobborgo di Tel Aviv). Il Congresso degli Stati Uniti ha richiesto da diversi anni lo spostamento dell’ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, ma nessuno dei governi succedutisi ha mai implementato tale misura.

Alcune istituzioni governative israeliane, come il Ministero della Difesa, sono rimaste sempre a Tel Aviv (città dalla quale Ben Gurion proclamò la nascita dello Stato d’Israele e, da allora, centro nevralgico del Paese), mentre gran parte delle altre, soprattutto dopo la proclamazione del 1980, sono state trasferite a Gerusalemme-Ovest.

Dunque ???????

Ma la religione Ebraica cosa ne penserebbe del fatto che in realtà l’ebraismo che troviamo in Israele sia solamente un ammasso di bolschevichi ed europei dell’est conosciuti meglio come ashknazi ? Dov’è la purezza della razza che viene descritta nella Torah e nella bibbia ?!?!?!?
Non dimentichiamo che l’ebraismo è la religione del popolo ebraico, basata sugli scritti della Torah.

Essa è stata la prima religione monoteistica documentata, sviluppatasi prima dell’anno 1000 a.C. all’interno delle popolazioni cananee monolatriche, o, secondo altri, tra i popoli stranieri schiavi in Egitto. Assieme a Cristianesimo e Islam, l’ebraismo viene classificato come religione abramitica.

Il testo sacro per antonomasia, ma non l’unico nella religione Ebraica, è la Torah, scritta in ebraico, corrispondente ai 5 libri del Pentateuco e contenente le istruzioni impartite da Dio al Popolo di Israele sul Monte Sinai, 49 giorni dopo l’uscita dall’Egitto. Essa contiene la descrizione della storia dell’umanità dalla Creazione fino all’arrivo degli Ebrei in Terra d’Israele. Inoltre essa include i precetti comandati da Dio al Popolo d’Israele e che suggellano il patto stretto da Questi con gli Ebrei. Il Canone ebraico delle Sacre Scritture venne definito nel I secolo e. V. Il fulcro della fede israelitica è la confessione monoteistica (Dt. 6,4: Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno…), la quale, malgrado i precedenti tentativi compiuti in Egitto dal faraone Amenofi IV (XIV secolo a.e. V.), solo nell’Ebraismo trova la sua più compiuta affermazione.

A sua volta, la fede monoteistica si incentra nella definizione che Dio medesimo offre di sé in Es. 3,14: Io sono l’Essenza dell’Essere. Se ci atteniamo alla lettera al testo biblico, questa affermazione (in ebraico Ehyèh ashèr èhyèh) è di fatto, intraducibile, poiché si dovrebbe disporre di un tempo verbale in grado di rendere, contemporaneamente, il presente, il passato ed il futuro. Infatti, Dio è Colui che, pur non mutando nella Sua essenza, accompagna il popolo ebraico in tutte le vicissitudini storiche. In questo senso, Dio è legato all’uomo nel passato, nel presente e nel futuro.

La principale conseguenza di questa consapevolezza monoteistica è, in primo luogo, l’idea della signoria di Dio sul mondo e sulla storia, anche se ciò non significa che la realtà terrena non goda di una sua autonomia espressa dal libero arbitrio: anzi, il principio stesso di vita terrena intesa come prova da superare per accedere alla vita eterna è basato sul libero arbitrio: l’uomo ha davanti a sé la scelta tra il bene e il male, e la sua missione consiste nello scegliere liberalmente il bene, cioè la Torah ed i suoi precetti. Visto però lo stretto legame fra immanenza e trascendenza, in ambito ebraico non si conosce il dualismo ontologico, proprio invece del Cristianesimo, che separa il mondo da Dio; Cristo dice: Sono venuto in questo mondo, ma il mio regno non è di questo mondo.

L’uomo non può percepire la reale essenza della Divinità, come viene detto nell’Esodo 33:20 “Un uomo non può vedermi e vivere”; Dio è conoscibile soltanto dalle Sue opere e dai Suoi attributi, le Sue middòt.

Leggiamo qualche passo della Bibbia però:

Dio «E alla donna disse: …sarai sotto la potestà del marito, ed egli ti dominerà» Genesi 3, 16
Gli uomini sono anteposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre Corano – Sura IV, 34 [Dio islamico = Dio biblico]
Beata la nazione [Israele] il cui Dio è il Signore, il popolo che si è scelto come erede. Salmo 33,12
ma hanno preso in moglie le loro figlie per sé e per i loro figli: così hanno profanato la stirpe santa [Il popolo d'Israele] con le popolazioni locali; – Esdra 9,2
Allora tu dirai al faraone: Dice il Signore: Israele è il mio figlio primogenito. – Esodo 4,22
La mia nazione è Israele, quelli cioè che avevano gridato a Dio e furono salvati. Sì, il Signore ha salvato il suo popolo, ci ha liberato da tutti questi mali e Dio ha operato segni e prodigi grandi quali mai erano avvenuti tra le nazioni. In tal modo egli ha stabilito due sorti, una per il popolo di Dio e una per tutte le nazioni. Ester 10,3f
Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò… – Genesi 12,2
Sterminerai dunque tutti i popoli che il Signore Dio tuo sta per consegnare a te; il tuo occhio non li compianga; non servire i loro dèi, perché ciò è una trappola per te. Non tremare davanti ad essi, perché il Signore tuo Dio è in mezzo a te Dio grande e terribile. – Deuteronomio 7,16
Dice il Signore Dio: “Questi saranno i confini della terra che spartirete fra le dodici tribù d’Israele, dando a Giuseppe due parti. Ognuno di voi possederà come l’altro la parte di territorio che io alzando la mano ho giurato di dare ai vostri padri: questa terra sarà in vostra eredità. – Ezechiele 47,13
“Ecco verranno giorni – dice il Signore – nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova. Non come l’alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d’Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benché io fossi loro Signore. Parola del Signore. Questa sarà l’alleanza che io concluderò con la casa di Israele… – Geremia 31,31
Così mi disse il Signore, Dio di Israele: “Prendi dalla mia mano questa coppa di vino della mia ira e falla bere a tutte le nazioni alle quali ti invio, perché ne bevano, ne restino inebriate ed escano di senno dinanzi alla spada che manderò in mezzo a loro“. – Geremia 25,15
nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; ma li voterai allo sterminio: cioè gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare – Deuteronomio 20,16

è PAROLA DEL SIGNORE !!!!!!!!

La parola UGUAGLIANZA è assente nella Bibbia ….. e lo è anche nel Corano (VERIFICALO SE NON CI CREDI)

Chi è più RAZZISTA a questo punto, data la fortissima componente religiosa a cui gli ebrei fanno e da sempre hanno fatto riferimento ?
Se facessimo un paragone OGGETTIVO tra le due realtà, è molto ben più evidente sia cronologicamente parlando che tramite fatti di cronaca quotidiana che il RAZZISMO ebraico è di gran lunga più profondo di quello Hitleriano !

Voi non vi sentireste minacciati leggendo certi passi della Torah o della Bibbia, sapendo che gli Ebrei l’avrebbero presa alla lettera ? Non vi vergognereste di dare ragione ad un popolo costituito perlopiù da ex bolscevichi che PRETENDONO della terra perchè scritto su un pezzo di carta (Bibbia).
Non vi sentite minacciati da chi per religione vi considera diverso e sopratutto inferiore ????

Perchè stiamo difendendo allora certa gente ?!!?!? Perchè proviamo compassione per gente di cui non conosciamo niente, tantomeno i loro Interessi e la loro cultura

Forse aveva ragione il simpatico signore con i baffetti ?

A buon intenditor ……

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Postato in Storia & Co | 2 Commenti »

2 Commenti

  1. g r Scrive:

    Nazisti di Forza Italia: guardate che bandiera sventola sopra il comune di Pietrasanta:

    http://oknotizie.alice.it/go.php?us=6880006839c1ad3c

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  2. emmeesse Scrive:

    cmq e’ “LO” Swastika.
    Sebottendorf non era barone e ti sei dimenticato di parlare della Hohlweltlehre

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